domenica 20 agosto 2017

AUGURI A SERGIO TOFANO


Sergio Tofano nasce a Roma il 20 agosto 1886. Figlio di un magistrato, si laurea in lettere e contemporaneamente frequenta la scuola di recitazione all’Accademia di Santa Cecilia a Roma. Disegnatore autodidatta, nel 1908 Tofano inizia a collaborare con Il Giornalino della Domenica di Vamba, creando per l’occasione il monogramma di Sto, firma con cui diventerà celebre. L’anno successivo esordisce come attore nella compagnia di Ermete Novelli e poi in quella di Virgilio Talli, con cui continua a recitare per dieci anni, fino al 1923.
Due passioni, quella per il teatro e quella per il disegno, destinate ad accompagnarlo per tutta la sua vita.
Nel 1917 crea il Signor Bonaventura per il Corriere dei Piccoli, settimanale di cui diventa uno dei personaggi bandiera. Pubblicate per la prima volta il 28 ottobre del 1917, le avventure di Bonaventura, sceneggiate disegnate e verseggiate da Tofano, occuperanno per oltre quarant’anni le pagine del magazine per bambini.
Ma il fumetto, al tempo in rima e diretto a un pubblico di piccini, è solo una delle molteplici espressioni del talento grafico e narrativo di Sto. Negli anni Venti, in contemporanea con Bonaventura, l’eclettico artista si dedica anche a storielle da pubblicare in volumi, come Storie di Cantastorie e Cavoli a merenda, che rappresentano un po’ il contraltare dei fumetti pubblicati sul Corriere dei Piccoli. Mentre in questi ultimi predomina il disegno su testi in rima, nei libri le parole, sempre in rima, acquisiscono maggior peso rispetto alle immagini. Il risultato finale, tuttavia, non è dissimile, giungendo a filastrocche divertenti supportate da un disegno molto moderno per l’epoca, conciso, essenziale, di un perfetto minimalismo. Un concentrato di personaggi surreali e immediatamente simpatici, nonché una delle tante alchimie tra immagini e parole, via di mezzo tra fumetto e narrativa.
Nel 1923 sposa Rosetta Cavallari, compagna nella vita e nella professione, dato che lavora con Tofano in qualità di attrice e costumista. Comincia a cimentarsi, felicemente, quale illustratore di grandi classici della letteratura, tra cui Le avventure di Pinocchio, senza abbandonare la collaborazione coi periodici, che lo porta a disegnare per svariate testate, anche straniere, come la pubblicazione satirica argentina El Hogar e la rivista statunitense di moda Vanity Fair.
Nel frattempo, la fama di Bonaventura continua a crescere e il personaggio, a partire dal 1927, esce dalle vignette per esordire sul palcoscenico, grazie all’interpretazione dello stesso Tofano, che non manca poi di pubblicare tali avventure in volume corredandole con illustrazioni.
Anche la pubblicità è attratta da quel suo disegno pulito e comunicativo, vagamente debitore nei confronti del futurismo, così importanti marchi italiani desiderano affiancarlo ai propri prodotti. Per Barilla e Zucca realizza le figurine di un famoso concorso del 1937, mentre per Campari è autore di numerose campagne.
Sul fronte teatrale, nel 1927 forma la propria compagnia assieme a Checco Rissone e Luigi Almirante, comincia inoltre a rivestire i ruoli di autore, regista, scenografo e costumista. Recita anche in opere altrui, per esempio indossando i panni del professor Toti in Pensaci, Giacomino! di Luigi Pirandello. Negli anni Trenta approda al cinema, e nel 1943 scrive (con l’aiuto di Cesare Zavattini), interpreta e dirige il film Gian Burrasca.
Nel secondo dopoguerra importanti registi lo chiamano ancora sul set, così grazie a Luchino Visconti fa parte del cast di Il Giardino dei ciliegi e di Troilo e Cressida, mentre per Giorgio Strehler interpreta testi di Buchner e Goldoni.
Negli anni Sessanta è anche attore televisivo, pur continuando a frequentare cinema e teatro e impegnandosi nel ruolo di insegnante di recitazione all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica di Roma.
Non dimentica neanche la propensione al disegno, illustrando il Marcovaldo di Italo Calvino su espressa richiesta dello scrittore.
Muore a Roma il 28 ottobre 1973, riconosciuto come uno dei più importanti artisti italiani del Novecento.


sabato 12 agosto 2017

CHI DI COSPLAYER FERISCE…


È per me giunto il momento di fare coming out, di confessare le mie mancanze, di recitare il mea culpa. Sono uno dei responsabili dell’arrivo dei cosplayer nel nostro Paese. Una ventina di anni fa, quando l’argomento era ancora oscuro alle masse, ho scritto qualche articolo a tema (secondo la mia amica Keiko Ichiguchi, che ha scritto un libro sui manga in Italia, sono stato anche il primo a usare la parola otaku). Non solo, ho anche incoraggiato innocenti e inconsapevoli fanciulli sulla strada del travestimento (stiamo parlando sempre di cosplayer, non fatevi strane idee), probabilmente provocandogli danni irreparabili. Ma mai, neanche nei miei incubi peggiori, avrei immaginato che un paio di decenni dopo folle di persone in variopinti costumi avrebbero invaso festival del fumetto, piazze cittadine, tendoni di mostre mercato. Non c’è evento dedicato ai fumetti ove non sciamino pulzelle e ragazzoni agghindati con armature, mantelli, corna, spade, oppure in adamitici costumi e con corpi dipinti e facce pesantemente truccate. I cosplayer sono come il prezzemolo, vanno bene in qualunque ricetta. Il punto è che gli organizzatori hanno compreso che fanno colore senza rappresentare una spesa, quindi ne incentivano la presenza in tutti i modi. Tuttavia, se a una fiera del fumetto ci sono dei cosplayer va bene, ma se si pensa che bastino dei cosplayer per fare una buona fiera non va affatto bene. Così, perché investire in mostre, conferenze, installazioni, basta fare una gara di cosplayer… Poi c’è il lato grottesco della faccenda. Una ragazza evidentemente sovrappeso che si veste da Sailor Moon non fa certo una bella impressione. Non fraintendetemi, alle ragazze curvy, così come si ama chiamarle ora, va tutta la mia simpatia, ma Sailor Moon è praticamente anoressica. E non è neanche un discorso sessista, visto che anche i vari Batman con panza da birra non sono egualmente un bello spettacolo. O il cosplay è aderente al personaggio impersonato oppure è meglio crearsi un proprio personaggio (e forse è anche più divertente). E che dire della sovraesposizione di pelle? Personalmente voto a favore di tutti i microcostumi che permettono la visione di cosce, chiappe e tette, ma attenzione perché possono essere diventare estremamente pericolosi per spettatori di una certa età. Ho visto sessantenni con gli occhi sbarrati e il cuore pompare a mille al passaggio di minorenni il cui costume somigliava più a un filo interdentale che a un abito. Insomma, se in una fiera ci sono cosplayer gli organizzatori d’ora poi saranno obbligati ad avere un defibrillatore. Non vorrete mica vedere i vecchi lettori di Tex morire d’infarto, vero?


lunedì 7 agosto 2017

T-SHIRT

Per puro divertimento, ho postato sulla mia pagina Facebook (venite a trovarmi anche lì) una foto al giorno di mie t-shirt a tema fumetto e SF. Ne posto qualcuna anche qui.







mercoledì 2 agosto 2017

ARRIVA POPEYE!

Dal 4 agosto, con Gazzetta dello Sport, arriva la collezione dei fumetti di Braccio di Ferro (alias Popeye). Ne approfitto per postare una scheda da me realizzata per un'enciclopedia del fumetto mai pubblicata.